L'INTERVISTA AD ALDO FLECCHIA. Lo scultore biellese è stato premiato in Cina per la sua opera "La figlia del mare"

«HO VOLUTO OMAGGIARE LA DONNA, CHE È MADRE» CARLOTTA THIONE

È naturale pensare di rimanere abbagliati dalla lucentezza del marmo bianco colpito da un bagliore improvviso. Il raggio luminoso accarezza le superfici, rendendo evidenti le nervature vibranti nascoste nella materia. Aldo Flecchia, scultore biellese, ha recentemente ottenuto il 14 aprile scorso, a Haikou (Hainan - Cina) il prestigioso riconoscimento di “scultore dell’anno” nell'ambito del Global Gift - Hainan Expo Selection con l’opera “La figlia del mare” realizzata attraverso la lavorazione di un unico blocco di marmo bianco, con inserti in marmo rosa proveniente da Varallo. L’opera rimanda a un altro lavoro avente il medesimo soggetto, realizzato da Flecchia per la mostra “Aldo Flecchia. 45 anni di scultura: omaggio alla donna” allestita lo scorso dicembre allo Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.

Lo scultore ci racconta il soggiorno e l’esperienza vissuta. La sua arte e la sua bravura sono approdate in Cina. Vorrebbe descriverci la scultura realizzata durante il soggiorno? Per questo lavoro ho voluto raccontare e soprattutto omaggiare la donna, madre di tutti noi. Essa nella sua bellezza si erge dalle acque del mare e con il suo corpo vuole raccontare la sua storia, ciò che ha vissuto e ciò che verrà. Il volto della scultura ha dei lineamenti orientali: è stata una mia scelta, questa, per omaggiare nel migliore dei modi la gentilezza e la disponibilità di Lisa Hu, donna conosciuta sull'isola, braccio destro del mio viaggio. Soggiornando in Cina per alcuni giorni, ho avuto la possibilità di scoprire aspetti culturali a me ignoti e tra questi ho notato che la popolazione nutre un profondo e sincero rispetto nei confronti della donna.

L'opera vanta una notevole delicatezza resa possibile dalle forme aggraziate della protagonista e dall'accostamento cromatico scelto. Esattamente. Nel blocco di marmo ho voluto inserire delle conchiglie realizzate in marmo rosa di Varallo. Questi accostamenti creano maggiore volume ed esaltano il bianco della pietra. In quanti giorni ha realizzato l'opera? In dodici giorni, all'incirca il periodo di permanenza in questa splendida isola. Ho iniziato a mettere mano sul marmo il 29 marzo e le ultime levigature sono state effettuate il 10 aprile, a pochi giorni dall'inaugurazione. Anche per quest'opera, la realizzazione è iniziata da un unico blocco di marmo: ho in un primo momento estruso il soggetto dal blocco e successivamente ho definito con i vari strumenti i particolari. Lavorare dodici ore al giorno era per me una gioia. Non sentivo stanchezza, né affaticamento. Questo lavoro è per me la mia più grande passione e, di conseguenza, ogni singolo momento trascorso a fianco del marmo, è un momento di felicità.

La sua scultura verrà poi portata in Italia o rimarrà in Cina? L'opera sarà posizionata nella via principale della città su un apposito sostegno. Durante il soggiorno, come dicevo in precedenza, ho avuto la fortuna di scoprire alcuni luoghi magici e tra questi ho visitato insieme a Eugenio Lanzetta, direttore artistico del Museo "Leonardo da Vinci" di Sanya, il museo dedicato al genio toscano, prossimo all'apertura: un immenso spazio pronto ad accogliere alcune delle sue invenzioni. Che cosa le ha lasciato questa esperienza? Tanto: mi ha dato la possibilità di conoscere nuove persone, di scoprire posti nuovi e soprattutto di apprezzare la cultura cinese. Il senso del rispetto è una costante ben radicata nella popolazione e questo è un elemento che mi ha affascinato. Le persone che ho incontrato nel mio laboratorio, come gli artigiani scalpellini che lavoravano alla realizzazione di alcune colonne buddiste, non mi conoscevano chiaramente ma nutrivano nei miei confronti attenzioni e accorgimenti che quasi mi commuovevano. A pensarci, ciò che mi ha realmente lasciato stupito e meravigliato sono state le parole di una persona con la quale ho stretto amicizia: «Aldo, adoro il tuo spirito». Ecco, questa frase, ponderata e delicata, mi ha dato la possibilità di comprendere che il popolo cinese offre cura e rispetto verso l'ospite, senza alcuna distinzione.

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